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venerdì 4 luglio 2008

Commercio, contro la crisi negozi aperti la domenica

Stipulato un accordo fra il Comune e l’Ascom


MASSAFRA - Combattere la crisi del commercio. È l’obiettivo di Ascom e Amministrazione Comunale, che in quest’ultimo periodo continuano a discutere e ad andare a braccetto per cercare di porre un freno all’andamento discendente dell’economia. Ultimo provvedimento in ordine di ’firma’ quello concretizzatosi negli ultimi giorni per permettere agli esercenti di poter aprire i propri esercizi commerciali anche durante la domenica.


L’ordinanza permette ai commercianti di derogare all’obbligo di chiusura domenicale nel mese di dicembre e nella prima domenica di ogni mese. L’apertura, però, non dovrà coincidere con le festività dell’ 1 gennaio, del 25 aprile, dell’ 1 maggio e del 15 agosto, oltre che nei giorni di Pasqua, Natale e Santo Stefano. Inoltre ogni esercente dovrà avvisare il pubblico dell’intenzione di aprire alla domenica, mediante un cartello o altri mezzi idonei alla comunicazione che sia ben visibile dall’esterno del negozio. "Questo tipo di ordinanza – afferma il primo cittadino massafrese, Martino Tamburrano – è un modo per cercare di dare un maggiore impulso alle attività commerciali". Non è l’unico intervento in tema, visto che è stato già approvato il Piano delle Medie e Grandi Strutture Commerciali, sottolineando in questo caso l’impegno di Giunta, commissione e dell’intero Consiglio Comunale. Altro provvedimento atto a smuovere l’economia della città è quello riguardante la modifica preventiva delle norme che prevedono l’insediamento di attività commerciali a nord e a sud della Statale Appia. "Quell’area - spiega l’assessore alle Attività Produttive Floriano Convertino - era un’area classificata ’agricola’, sia nella lingua di territorio posizionata a sud della Statale, e cioè in direzione marittima, sia in quella posizionata a nord, vale a dire in direzione del centro abitato. In Consiglio Comunale, tenendo conto delle esigenze delle imprese, abbiamo modificato lo strumento urbanistico dell’attuale Piano di Fabbricazione permettendo l’insediamento, in quell’area, di attività commerciali".


Poi c’è il regolamento per l’utilizzo delle aree pubbliche, oltre all’approvazione del nuovo Piano di Commercio dei Pubblici Esercizi, da tempo in cantiere in commissione e ormai in dirittura d’arrivo. Il Piano interesserà l’insediamento di attività commerciali sia nel centro storico di Massafra che in tutto il resto del territorio, favorendo l’apertura e lo sviluppo commerciale all’interno della città massafrese. "Anche questo settore è stato ordinato – spiega Tamburrano - e ora abbiamo delle certezze. Importante il fatto che grazie a questo piano si potranno attrarre degli investimenti esterni".


L’assessore Convertino puntualizza sul Piano del Commercio su Area Pubblica: "È stato approntato in commissione e aggiornato in base alla legge 114", quella cioè riguardante la riforma della disciplina relativa al settore commerciale. Sempre l’assessore alle Attività Produttive sottolinea il rapporto di reciproca collaborazione con l’Associazione Commercianti di Massafra (Ascom): "Con il loro presidente Franco Fuggiano - dice Convertino - stiamo concordando numerosissime iniziative oltre ad alcuni provvedimenti amministrativi importanti che abbiano come fine quello di aiutare il commercio a venire fuori dalla crisi in cui si trova. C’è tanto altro da fare, tenendo conto che questo per il commercio è un periodo pesante. Il fine è quello di trovare alcune iniziative per fare della città una vera e propria vetrina per il territorio. Ad esempio, in programma, abbiamo la Fiera dei Rioni, che porterà i prodotti massafresi ad essere visibili all’esterno, fuori dai confini del territorio, e questo sempre con il fine di dare impulso ad un settore attualmente in difficoltà".


Trovare gli strumenti adatti, insomma, affinchè la crisi si senta meno. Una crisi che sicuramente sentono in maniera più acuta gli esercizi commerciali che non hanno la fortuna di essere posizionati su di un corso principale. Una questione, questa, difficile però da risolvere: "Normale - afferma Convertino – che chi è posizionato su di un corso principale abbia la possibilità di essere molto più in vista di chi invece esercita all’interno della rete urbana. Difficile però cambiare la mentalità della gente che preferisce spendere sui corsi, laddove c’è la possibilità di passeggiare. Le iniziative fieristiche servono proprio a fornire delle vetrine centrali’ a chi non ne possiede già di natura". Altro nodo da sciogliere nei prossimi mesi sarà quello inerente all’area mercatale. Viale Marconi non è più adatta, mentre sembra ormai fatta per la zona 167: "Quasi sicuramente sarà quella la nuova zona individuata per l’area mercatale - spiega Convertino -. Abbiamo già effettuato dei sopralluoghi e il nostro obiettivo sarà quello di dare dignità alla città fornendogli un’area mercatale attrezzata, con servizi e quant’altro. Oggi abbiamo un mercato molto forte, che occupa una zona vastissima, ma sicuramente poco funzionale. Il nostro obiettivo è avere un’area molto vasta per il mercato ma che sia allo stesso tempo funzionale per le attività commerciali ambulanti". Sulla tempistica non si esprime: "Siamo alla bozza di progettualità- dice - poi bisognerà concretizzare tutti gli atti necessari per i pareri degli enti, bisognerà creare le graduatorie e assegnare i posti, in ultimo posizionarsi. Meglio non dare tempi. Diciamo che sarà a breve scadenza". Diplomatico. A giusta ragione.


Corriere del Giorno

CICCHITTO: Ci sono ragioni d'urgenza per il decreto sulle intercettazioni

"Le ragioni di urgenza per un intervento legislativo sulla barbarie delle intercettazioni passate ai giornali ci sono tutte. Poi bisognerà fare i conti con i tempi parlamentari".

Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, insistendo sulla necessità di un decreto che fermi la pubblicazione delle intercettazioni. Anche perchè, ha argomentato Cicchitto, "se uscissero altre intercettazioni ci troveremmo di fronte o alla violazione di segreto istruttorio, o a fatti di autentico spionaggio della vita privata dei cittadini". Dunque "serve un intervento". E rispetto allo stop arrivato dagli alleati, Cicchitto ha commentato: "Ho letto dichiarazioni di Gasparri e Matteoli che ravvisano anche loro ragioni di urgenza. Comunque ne discuteremo". Quanto alle critiche dell’opposizione, il presidente dei deputati Pdl ha ricordato che "le prime intercettazioni riguardarono Fassino e D’Alema e noi non speculammo su quei fatti. Se sono persone civili, gli esponenti del Pd dovrebbero fare lo stesso per il leader o per esponenti del Pdl. Altrimenti saremmo di fronte ad un imbarbarimento della politica".


FITTO: Veneto, Lombardia, Puglia e Piemonte, disponibili ad accogliere i rifiuti campani

“I Presidenti delle Regioni Veneto, Lombardia, Puglia e Piemonte, mi hanno garantito la disponibilità a ricevere per un periodo limitato una quantità limitata di rifiuti provenienti dalla Campania e di questo li ringrazio fin d’ora”.

Lo ha dichiarato il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto che, dando seguito a quanto previsto dal Piano del Governo, preannunciato a Napoli dal Presidente Berlusconi e condiviso anche dal ministro Bossi, ha sondato la disponibilità di alcune Regioni italiane ad aiutare la Campania nello smaltimento dei rifiuti. “Ho parlato con i Presidenti Galan, Formigoni, Vendola e Bresso, ricevendo da loro una disponibilità di massima, e limitata a piccole quantità e brevi periodi. Le modalità, le quantità e i periodi saranno oggetto di un apposito incontro con i Presidenti delle Regioni che convocherò nei prossimi giorni anche alla presenza del Sottosegretario Bertolaso. Al momento non posso che ringraziare, a nome dell’intero Governo, queste Regioni per la disponibilità, il senso di responsabilità e lo spirito di solidarietà”.


Vitali: allora intercettate anche me

L'on. Luigi Vitali, già sottosegretario alla Giustizia e relatore della famosa legge «salva Previti» parla della necessità di stoppare le tante intercettazioni a difesa della vita privata


BARI - «Se la privacy è un bene assoluto, lo deve essere per il signor Rossi, per il presidente Berlusconi, per tutti i parlamentari, per i componenti del Csm, per i giudici della Corte costituzionale e per tutte le alte cariche dello Stato». «Credo - dice l'on. Luigi Vitali, già sottosegretario alla Giustizia e relatore della famosa legge «salva Previti», che è un diritto di tutti salvaguardare la propria vita privata, chiedere che le proprie telefonate restino riservate, se queste non hanno rilevanza penale. Altrimenti andrebbe pubblicato tutto di tutti».
Sarebbe disposto a chiedere la pubblicazione dei tabulati delle sue telefonate?
«A condizione che lo facciano tutti, anche io sarei disponibile. E non dovrebbe essere uno scandalo per nessuno, visto che in questi giorni si parla come di un diritto, dei cittadini di conoscere i fatti privati di personaggi pubblici e del dovere dei giornalisti di pubblicarli».
Pensa che il governo varerà il decreto legge per bloccare la pubblicazione dei verbali delle intercettazioni telefoniche?
«Credo di sì, ci sono tutte le condizioni perchè ciò avvenga. Vi è una chiara e netta presa di posizione del presidente del Consiglio su questo punto. La situazione si sta imbarbarendo così tanto che ogni altra forma di intervento legislativo arriverebbe dopo che si sarebbero provocati danni inestimabili all'immagine dei cittadini».
Dunque no alle intercettazioni?
«Solo per fatti penalmente rilevanti e per i quali ci sia stato un accertamento da parte di un giudice».
Quindi è favorevole oppure no al divieto di pubblicare le intercettazioni per decreto?
«La via maestra in questo campo credo sia il ripristino delle prerogative, a suo tempo previste dai costituenti, con l'art. 68 della Costituzione; e cioè la reintroduzione dell' immunità parlamentare. Perchè questa salvaguarderebbe il politico nell'esercizio del suo potere legislativo che gli deriva direttamente dal popolo. Nella fattispecie, invece, si rende necessario l'intervento urgente per evitare che sui giornali finiscano fatti che non hanno nulla a vedere con l'esercizio del mandato parlamentare».
Crede che il provvedimento verrà controfirmato dal Capo dello Stato?
«Questo non posso dirlo perchè ciò rientra in una valutazione che non compete a me, ma al garante della Costituzione della Repubblica. Mi piace però ricordare che da sempre il Capo dello Stato è il garante dei ruoli istituzionali e della necessità di salvaguardarli, impedendo in ogni modo sconfinamenti».
Cosa intende dire Donadi dell'Idv quando fa riferimento alla «Lewinskj che non è diventata ministro?
«Donadi ha preso gli stessi difetti del suo leader che è già difficile capire quando parla, figuriamoci se si può interpretare quando pensa».


La Gazzetta del Mezzogiorno

giovedì 3 luglio 2008

I FATTI DEL BUONGOVERNO: Il sostegno economico alle famiglie

L’inflazione continua a correre ed erode il potere d’acquisto delle famiglie. La spesa quotidiana diventa un’impresa ardua perché vistosi rincari riguardano proprio i generi di prima necessità. Le cifre si commentano da sole. Il tasso medio d’inflazione annua è salito ormai al 3,8 per cento, non era così alto dal 1996. La pasta è aumentata rispetto allo scorso anno del 22,4%, il pane del 13%, 11,1% il latte, 7,6%, la carne bovina del 5%, il pollame del 5,1%. Ma non è solo il cibo a determinare il carovita: il prezzo dell’energia è salito del 14,8%, il gasolio del 31,2%, la benzina del 12,6%. Tutto è più caro, dai trasporti al conto del ristorante, dallo stabilimento balneare al camping.Il problema non è soltanto italiano, nella zona euro l’inflazione è calcolata al 4%, tutto il mondo globalizzato è preoccupato.


In Italia la rincorsa dei prezzi è avvertita con particolare disagio dalle famiglie già impoverite dalle dissennate decisioni economiche e fiscali del governo delle sinistre, incapace, peraltro, di sviluppare serie politiche energetiche ed agricole. Durante il governo Prodi il ceto operaio e il ceto medio basso hanno sperimentato difficoltà e privazioni crescenti. Adesso arrivano i rincari del prezzo del petrolio, dei cereali, di tutte le materie prime. Le associazioni dei consumatori calcolano che una famiglia media italiana sosterrà annualmente maggiori costi per oltre 1.000 euro.



Primi aiuti – Per colpa del governo delle sinistre, dunque, l’area del bisogno e della povertà vera e propria si è allargata.Il governo Berlusconi, mantenendo gli impegni assunti in campagna elettorale, si è posto il problema di sostenere la capacità di acquisto delle famiglie in difficoltà e, con una tempestività sconosciuta nel nostro sistema, ha dato le prime, valide risposte.Innanzitutto, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Se si considera che più dell’80% degli italiani è proprietario della casa in cui abita si comprende che per moltissimi pensionati e lavoratori appartenenti alle fasce economicamente più deboli si è trattato di una buona boccata d’ossigeno. Ma il governo non si è limitato a questo. Proprio ieri è scattata la detassazione degli straordinari e dei premi legati a produttività e merito per dipendenti del settore privato che non superano il reddito di 30.000 euro lordi all’anno.La retribuzione per premi e straordinari non sarà sottoposta alle aliquote progressive (e pesanti) dell’Irpef, ma a un’imposta secca del 10 per cento, molto più leggera. Risultato: si calcola che per ogni lavoratore questo trattamento fiscale particolare comporterà, in sei mesi, un vantaggio di 725 euro. Combinando questo vantaggio con l’abolizione dell’Ici, tantissime famiglie risparmieranno in un anno 1.400 euro.



Social card – Ma ci sono tantissimi anziani in difficoltà e pensionati al minimo che non trarranno alcun beneficio dall’alleggerimento fiscale sulla casa e sugli straordinari. Per questi cittadini economicamente deboli viene istituita la “social card”, una carta prepagata e ricaricabile (400 euro l’anno) che consentirà di fare la spesa presso strutture commerciali convenzionate e di pagare le bollette energetiche. La carta comporterà anche degli sconti. Sono un milione e 200 mila gli italiani che avranno questo aiuto; per salvaguardare la loro dignità, la carta sarà anonima, ma avrà un codice segreto come le tessere per il Bancomat.



Mutui – I timori per la crescita dell’inflazione indurranno probabilmente domani i vertici della Banca centrale europea ad aumentare il costo del denaro di un quarto di punto. Questa decisione peserà sul sistema produttivo, ma anche sulle famiglie: chi ha sottoscritto un contratto di mutuo a tasso variabile vedrà aumentare la rata. Il problema è noto da tempo e si sa che tantissime famiglie sono state economicamente strangolate perché le rate del mutuo, negli ultimi due anni, sono cresciute in maniera rilevante.Un sicuro beneficio verrà a queste famiglie dall’intesa raggiunta dal governo con l’Associazione bancaria italiana. In base a questo accordo, i cittadini che avevano contrattato un mutuo a tasso variabile potranno tornare alla rata media del 2006, senza alcun costo aggiuntivo. Potranno restituire il finanziamento ottenuto in un tempo più lungo di quello precedentemente concordato.



Manovra: sgravi e bonus – Altri interventi a favore dei cittadini in difficoltà sono previsti nella manovra triennale. Ci sono i bonus per la natalità, gli aiuti agli studenti e alle giovani coppie, interventi per tutelare le pensioni più basse.Al centro dell’attenzione del governo ci sono le famiglie, nella consapevolezza che il rilancio del sistema Italia – rilancio di cui si stanno rapidamente gettando le basi – passa anche attraverso la difesa del potere d’acquisto dei cittadini più esposti all’attacco dell’inflazione.


I FATTI DEL BUONGOVERNO: Detassazione straordinari,stop all'Ici prima casa e revisione dei mutui

Dalla cancellazione dell’Ici sulla prima casa alla detassazione degli straordinari e dei premi di produttività fino alla rinegoziazione dei mutui per le famiglie in difficoltà con le rate mensili. Sono queste le principali misure del decreto fiscale approvato dalla Camera e sul quale la scorsa settimana il governo ha ottenuto la fiducia, la prima fiducia posta dal IV governo Berlusconi. Il decreto passa ora al Senato per essere convertito in legge entro il 27 luglio pena la decadenza.


Stop Ici prima Casa. A partire dal 2008 non si paga più l’Ici sulla prima casa, ad eccezione delle case di lusso, (categorie catastali A1, A8 e A9). Il costo della misura è stato stimato dal governo in 1 miliardo e 700 milioni di euro cui si aggiungono gli sgravi che erano stati decisi dal governo Prodi per un ammontare complessivo di 2 miliardi e 600 milioni di euro. La perdita di gettito sarà rimborsata ai Comuni con un acconto del 50% entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione. Blocco addizionali. Viene sospesa la possibilità per Regioni ed enti locali di deliberare aumenti delle aliquote di tributi. Questo blocco non varrà per le Regioni con deficit sanitari e per chi ha sforato il Patto di stabilità per le quali scatteranno le maggiorazioni automatiche previste dalla Finanziaria 2007.


Detassazione straordinari e premi di produttività. Per un periodo sperimentale di sei mesi, dopo il quale la misura potrebbe essere estesa al pubblico impiego, l’esecutivo ha previsto un’imposta sostitutiva del 10% per un massimo di 3mila euro. La platea interessata riguarda i redditi fino a 30mila euro.


Rinegoziazione mutui prima casa. La norma contiene la convenzione tra il governo e l’Abi che consente di rinegoziare i mutui a tasso variabile per l’acquisto, la costruzione, la ristrutturazione della prima casa con una rata fissa legata all’importo medio del 2006.


Flessibilità di bilancio. "In via sperimentale" è possibile rimodulare con decreto ministeriale "le dotazioni finanziarie di ciascuna missione di spesa, fatta eccezione per le spese di natura obbligatoria, per le spese in annualità e a pagamento differito". Le variazioni tra spese di funzionamento e quelle per interventi sono consentite entro il limite massimo del 10% delle risorse stanziate per finalità previste dalla legge nell’ambito del programma interessato dalla riduzione. No all’uso degli stanziamenti di spesa in conto capitale per finanziare spese correnti.

mercoledì 2 luglio 2008

A Massafra i rifiuti campani, il Sindaco: non sappiamo nulla

L'accordo sarebbe stato raggiunto tra le due Regioni già durante il governo Prodi. Sarà il ministro Fitto a riferire alla Conferenza Stato-Regioni. Saranno smaltite circa 40mila tonnellate.

BARI – Anche la Puglia riceverà una parte dei rifiuti campani, circa 40mila tonnellate, tutte da destinare al termovalorizzatore di Massafra (Taranto), per 4-6 mesi al massimo. L'accordo sarebbe stato raggiunto tra le due Regioni, Puglia e Campania. Sarà il ministro degli Affari regionali, il pugliese Raffaele Fitto, a riferire poi sulla questione alla Conferenza Stato-Regioni. Fitto, che la presiede, su delega del presidente del Consiglio, potrebbe convocarla con all’ordine del giorno il piano rifiuti già nei prossimi giorni.


L'accordo tra Puglia e Campania per lo smaltimento a Massafra di 40mila tonnellate di rifiuti provenienti da quella regione, sarebbe stato sottoscritto già dal precedente governo Prodi, con l'attuale giunta pugliese Vendola. La Puglia, all'indomani dello scoppio dell'emergenza campana, diede la propria disponibiltià a fare la propria parte. Poi la cosa fu interrotta dal cambio di governo e dalla idea che si potesse perseguire una diversa strategia. Oggi che riemerge il bisogno di ridistribuire lo smaltimento tra più regioni, la Puglia non fa che confermare la sua diponibiltà.


Immediata la rezione del sindaco di Massafra: «la notizia l'abbiamo appresa dalla stampa, non abbiamo ancora avuto alcun contatto con le autorità. Credo - aggiunge il sindaco - che qualcuno deve comunque avvertirci in tempo. Sono pur sempre il sindaco».


DOMANI IL TAVOLO ISTITUZIONALE Domani alle 11, nella Sala Di Jeso presso la Presidenza della Regione, si riunirà il Tavolo Istituzionale tra la Presidenza del Consiglio e la Regione Puglia sull'ipotesi relativa allo smaltimento dei rifiuti campani in alcuni Comuni del territorio regionale pugliese, come previsto dal DL 107 del 17 Giugno 2008. All’incontro parteciperanno il sottosegretario di Stato Guido Bertolaso, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’assessore Regionale all’Ecologia Michele Losappio e il presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe.


La Gazzetta del Mezzogiorno

Fitto: "Non esistono in alcun modo provvedimenti a danno del Mezzogiorno"

Diversa la replica di Raffaele Fitto sulle accuse del Pd sul Governo Nordista: «Non esistono in alcun modo provvedimenti a danno del Mezzogiorno», assicura. Non dà cifre. Poi ammette: «C´è invece una visione strategica complessiva che ottiene il risanamento del bilancio nei tre anni previsti, così come concordato con l´Unione Europea, e al tempo stesso non aumenta in alcun modo la pressione fiscale avviando una serie di manovre sul terreno dello sviluppo».

Per il neo ministro, l´unico pugliese nella squadra di Berlusconi, i tagli denunciati dal Pd pugliese sono solo «presunti». «Il taglio non c´è perché ci sono delle riduzioni complessive che vanno in modo proporzionato a riguardare ministeri, Regioni, Provincie e Comuni. La logica - ha spiegato Fitto - è quella della spesa pubblica improduttiva, evitare in tutti i modi l´aumento della pressione fiscale, cosa che abbiamo fatto». Intorno alla manovra aleggiano «molti luoghi comuni»: «Sarebbe più facile invertire la domanda: quali sarebbero i provvedimenti a danno del Mezzogiorno? Provvedimenti che non esistono in alcun modo. Nonostante lo sforzo che qualcuno vuole fare per costruire questi tagli - ha insistito Fitto - obiettivamente non ci sono e riguardano complessivamente la materia della spesa pubblica, l´intero Paese e tutte le pubbliche amministrazioni. Abbiamo iniziato a farlo da tagli importanti, pari a cinque miliardi di euro per il 2009, per i ministeri. Quindi abbiamo dato il buon esempio in questo senso».




La Repubblica

martedì 1 luglio 2008

BERLUSCONI: Entro luglio Napoli sarà ripulita dai rifiuti

Entro due settimane il Comune di Napoli e quelli della provincia napoletana saranno ripuliti. Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa che ha tenuto nell’impianto di termovalorizzazione di Acerra. Il nostro presidente ha annunciato l’imminente firma di accordi per il trasferimento di rifiuti in altre regioni italiane ed ha inoltre sottolineato che superata l’emergenza rifiuti "Napoli potrà tornare a essere quella città civile che deve essere e noi potremo iniziare quella campagna di comunicazione al mondo per i risultati raggiunti".

I FATTI DEL BUONGOVERNO: Detassati gli straordinari e i premi

Procede, con la rapidità e l’efficacia promesse, l’azione del centrodestra per ridare potere d’acquisto a milioni di lavoratori dipendenti provati dalla devastante politica fiscale del precedente governo delle sinistre. Entra oggi in vigore la detassazione degli straordinari e dei premi di produttività per i dipendenti privati decisa dal governo Berlusconi nel corso della prima riunione del Consiglio dei ministri.Per il nostro Paese questa è una rivoluzione, che ha un valore economico-fiscale ma anche culturale, perché premia chi lavora di più e meglio e rafforza le idee guida del merito e della produttività.

I vantaggi – Con la nuova normativa, gli straordinari e i premi dei dipendenti privati con un reddito fino a 30 mila euro lordi l’anno, fino a un ammontare di 3.000 euro per semestre, saranno sottoposto non più all’Irpef e alle sue addizionali, ma a un’imposta secca del 10 per cento. Il primo vantaggio per il lavoratore è costituito dalla differenza fra l’aliquota Irpef – che va dal 23% in su – e questo nuovo prelievo del 10%. Il secondo vantaggio è costituito dal minor prelievo fiscale legato appunto alle addizionali; poiché le detrazioni per i familiari a carico diminuiscono a mano a mano che il reddito complessivo sale, il tenere sganciato l’ammontare di premi e straordinari – ed è il terzo vantaggio – renderà più consistenti le detrazioni stesse. Sono state già eseguite delle simulazioni: il vantaggio medio per i lavoratori che effettueranno gli straordinari potrà arrivare, nel semestre, a 725 euro. Questa misura, tuttavia, non è sganciata dagli altri provvedimenti del governo miranti a ridurre il carico fiscale e a sostenere la capacità di spesa delle famiglie: se si tiene conto dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa, il vantaggio medio complessivo diventa di 1.400 euro per lavoratore.Per il lavoratore, il godimento di questo più favorevole regime fiscale non è legato ad alcun adempimento burocratico: è il datore di lavoro a verificare quali prestazioni – straordinari, premi di produzioni legati a risultati e produttività – vadano sottoposti soltanto all’imposta secca del 10%. E a verificare quando ogni lavoratore raggiunge il tetto dei 3.000 euro semestrali. Quindi, i benefici saranno immediati e tangibili a partire dalla prossima busta paga.

Pubblico e privato – Al momento, dalla detassazione sono esclusi i dipendenti pubblici, i collaboratori coordinati e continuativi se godono già di un compenso incentivante e i lavoratori che abbiano sottoscritto un contratto part time dopo il 29 maggio di quest’anno. Per dipendenti pubblici s’intendono coloro che lavorano per Stato, Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, sistema sanitario, agenzie fiscali, ex Iacp, Aran. Godranno, invece, della detassazione i dipendenti delle aziende a prevalente capitale pubblico. L’esclusione dei dipendenti pubblici è legata a esigenze di bilancio, dato che il governo è impegnato a rispettare gli obblighi di equilibrio finanziario in una congiuntura che rende necessario il massimo rigore. D’altra parte, la detassazione è allo stato sperimentale, a fine anno si valuteranno i risultati di questa innovazione e si deciderà se estenderla o meno anche al settore pubblico. Il funzionamento della pubblica amministrazione deve essere rinnovato, per ridurre la spesa e migliorare l’efficienza dei servizi resi ai cittadini. Anche in questo settore dovranno essere introdotti criteri di maggiore responsabilità e incentivi legati al merito e all’impegno. In questo processo, sempre che congiuntura e conti pubblici lo consentano, si valuterà se, come e quanto detassare anche straordinari e premi dei dipendenti pubblici.

Nel quadro della manovra – Il governo, ad ogni modo, mantiene le promesse e si muove in maniera coerente e coordinata. La detassazione che scatta oggi sostiene i redditi di chi, pur avendo un lavoro, ha subito negli ultimi due anni una forte perdita del potere di acquisto. Questa misura si salda ad altri provvedimenti previsti nella manovra, come l’aiuto con la social card a un milione e 200 mila pensionati al minimo che stentano ad arrivare alla fine del mese, o gli aiuti alle giovani coppie, il piano casa, i bonus per sostenere la natalità. L’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi si sta muovendo con rapidità ed efficacia per ridare fiato alle famiglie provate, per ridare fiducia a chi, giovane o meno giovane, crede nel futuro di questo Paese che si sta rialzando. C’è finalmente un disegno organico di politica sociale ed economica, c’è uno sforzo tangibile per sostenere le famiglie e il mercato interno, ridurre la spesa pubblica improduttiva, rilanciare il sistema Italia, anche con il volano delle grandi e indispensabili infrastrutture.

Incidente mortale all'ILVA

L'operaio non era un dipendente interno dell'acciaieria, ma lavorava per l’azienda «P&P». L’incidente è avvenuto nell’Acciaieria uno. Sembra che sia rimasto schiacciato dal carico di una gru, sganciatosi per cause ancora da accertare


TARANTO - Un operaio di una azienda appaltatrice è morto nel primo pomeriggio nello stabilimento siderurgico Ilva schiacciato da un carico sospeso. L'operaio - a quanto si e' appreso da fonti sindacali – lavorava per l’azienda «P&P». L’incidente è avvenuto nell’Acciaieria uno. A quanto si è saputo Antonio Alagni, 45 anni di Taranto, è rimasto schiacciato da un carico che – per cause in corso di accertamento – si è sganciato da una gru.

Una prima ricostruzione L’uomo, dipendente di una ditta subappaltrice di Casoria, era alla guida di un automezzo per la movimentazione, su un piazzale dell’Acciaieria 1, quando è stato schiacciato dal «bozzello», improvvisamente sganciatosi da un braccio meccanico. L'operaio, secondo una ricostruzione sindacale, era impegnato con un collega nella movimentazione di due grosse lastre d’acciaio della lunghezza di 15 metri, imbragate su una gru. Improvvisamente ha ceduto un braccio meccanico della gru e un gancio, del peso di circa un quintale, gli ha fracassato il cranio. I sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

La versione dell'Ilva ''Ilva comunica che alle 14 circa di questo pomeriggio si è verificato un incidente mortale nel cantiere della P&P Impianti Manutenzioni srl di Caloria - impresa appaltatrice dell’Ilva per le attività di manutenzioni meccaniche - ubicato all’interno dello stabilimento. La vittima è Antonio Alagni di Taranto, 45 anni, dipendente dell’impresa campana, che insieme a un gruista e a un collega stava procedendo alla movimentazione di materiali per il riordino del cantiere della stessa impresa. Dalla semovente da 15 tonnellate di proprietà della stessa impresa, utilizzata per la movimentazione dei materiali, si staccava il bozzello a cui era fissato il gancio della gru colpendo alla testa l’operatore che decedeva sul colpo. Il distacco del bozzello è accaduto per la recisione delle funi che lo legavano alla struttura del macchinario per cause al momento in fase di accertamento.

Sul luogo dell’incidente è intervenuto lo Spesal dell’ASL di Taranto per raccogliere gli elementi necessari ad accertare la dinamica degli eventi. L’Ilva, che esprime il proprio cordoglio alla famiglia dell’operaio, sta investigando sull’incidente e continuerà a farlo sino a quando non si avrà un quadro chiaro e completo dell’accaduto e saranno accertate le cause''.

lunedì 30 giugno 2008

Derby Franzoso-Tagliente

I due esponenti di Forza Italia ambiscono entrambi ad essere i candidati del Pdl alla presidenza della Provincia di Taranto la cui legislatura scade il prossimo anno

È un derby tutto interno a Forza Italia quello che si sta giocando sulla candidatura alla presidenza della Provincia di Taranto, prossima al rinnovo. A contendersi la poltrona attualmente occupata da Gianni Florido (anche lui alle prese con non molti problemi interni alla coalizione) sono il coordinatore provinciale del partito e fresco di rielezione alla Camera dei deputati, Pietro Franzoso, e il vice coordinatore regionale e consigliere regionale, Nicola Tagliente. Un derby giocato, fino ad ora, a carte coperte, fatto di molta pretattica e di schemi studiati per disorientare l’avversario, da un lato, e per non suscitare l’irritazione di Alleanza nazionale, dall’altro, protesa com’è a rivendicare per sè la candidatura a Palazzo del Governo (anche qui a giocarsi la nomination sono Giuseppe Semeraro e Pietro Lospinuso con l’outsider Leonardo Conserva).
Secondo fonti vicine al coordinatore provinciale Franzoso, sembrerebbe che questi nei giorni scorsi abbia incontrato il ministro Raffaele Fitto per discutere della candidatura alla presidenza della Provincia per sè o, quantomeno, per persona di sua fiducia. Un incontro che sembrerebbe essere stato infruttuoso perchè, a quanto pare, il ministro Fitto avrebbe lasciato intendere a Franzoso che non può continuare a recitare sempre la parte del leone. Sull’altro versante, invece, la situazione sembra essere più delineata. Nicola Tagliente, infatti, godrebbe della fiducia della maggioranza del partito cittadino e starebbe già pensando alla preparazione di una “lista del presidente” a supporto della sua candidatura.
Una lista civica che accolga rappresentanti della società civile pronta a drenare voti per il consigliere regionale. Ma Tagliente avrebbe un alleato in più. A sposare il progetto del consigliere e vice coordinatore regionale di Forza Italia sarebbero pronti l’onorevole Giancarlo Cito e il movimento dell’avvocato Aldo Condemi. Quest’ultimo, infatti, sarebbe di nuovo in rotta di avvicinamento a Forza Italia. L’intero progetto di Nicola Tagliente dovrebbe essere illustrato nei prossimi giorni al ministro e coordinatore regionale di Forza Italia, Raffaele Fitto. In caso di risposta negativa, Tagliente avrebbe pronta un’exit strategy: il consigliere regionale potrebbe, infatti, decidere di correre da solo.
Tutto, però, va allacciato a quelli che dovranno essere i rapporti con Alleanza nazionale, socia fondatrice del Popolo delle libertà, che da tempo chiede un riconoscimento con l’individuazione di un proprio candidato dal momento che dalla nascita della Cdl ad oggi a Taranto ha sempre dovuto digerire candidati o di Forza Italia o dell’Udc (Domenico Rana e Michele Tucci gli ultimi in ordine di tempo).
Corriere del Giorno

BERLUSCONI: Dobbiamo ridare efficienza e forza alla giustizia

"Tante polemiche strumentali finiscono col mettere in secondo piano l’interesse collettivo". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato al convegno della Federazione italiana tabaccai, riferendosi alla questione della giustizia. "E’ certo pero’ che profonderemo ogni sforzo perche’ l’interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti, continuando nella direzione che era indicata nei nostri programmi e si incarna nella nostra azione. Il governo ha scelto di mettere la sicurezza e l’ordine pubblico fra le priorita’ della propria azione, compresa la volonta’ di ridare efficienza e forza credibile ad una giustizia che, troppo spesso, delude le aspettative in essa legittimamente riposte".

CICCHITTO: Di Pietro è il barbaro della politica

"Dopo il turpiloquio, siamo ad uno sconclusionato e sgrammaticato romanzo noir, ma il disegno di Di Pietro rimane identico: provocare l’imbarbarimento della vita politica italiana. E’ evidente che in tutto cio’ Veltroni e il Pd hanno responsabilita’ rilevanti". Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL.

BONAIUTI: Di Pietro è l'avvelenatore, Veltroni perde la faccia

"Ogni giorno Di Pietro cerca di avvelenare la vita italiana ma non ci riuscirà perché il governo reagirà con i fatti e andrà avanti per la sua strada come chiedono gli elettori". Lo ha affermato in una nota il sottosegretario alla presidenza del Consigli Paolo Bonaiuti. "Chi perde la faccia è solo Veltroni che dopo tante chiacchiere buoniste non prende le distanze dalla politica di insulti del suo compagno di strada".

domenica 29 giugno 2008

I FATTI DEL BUONGOVERNO: Sui mutui un aiuto alle famiglie

Bersani aveva affrontato l’emergenza caro-mutui con il decreto centrato su rinegoziazione, surroga e trasferimento, con abolizione della clausola della penale. Una via d’uscita come un’altra, che riguarda e tocca soprattutto quelle famiglie la cui rata, pur salita, risulta ancora sopportabile. I vantaggi spesso minimi e il percorso a ostacoli che il cliente deve intraprendere per farsi riconoscere dalle banche un diritto non hanno mai spinto l’opposizione, oggi maggioranza, ad usare toni sprezzanti verso quel provvedimento di legge.


Ben altro trattamento riserva invece il centrosinistra all’intervento di Tremonti, che si è concretizzato tre giorni fa nella firma di una convenzione tra Abi e ministero dell’Economia. Se va bene parlano di accordo “inutile o di “bluff”, ma la dizione preferita è “provvedimento-truffa”. Giudizi che non hanno fondamento se non nella volontà di fare un’opposizione preconcetta a qualsivoglia atto del governo.Con questo accordo, che consente una rinegoziazione dei mutui a tasso variabile e di riportare la rata ai livelli di due anni fa, Tremonti è andato incontro alle esigenze delle famiglie più in difficoltà, quelle i cui bilanci familiari non reggono più un esborso mensile, che non arrivano a fine mese, che sono costrette a tagliare perfino le spese alimentari e di prima necessità.


Il decreto Bersani era ed è rivolto a quanti hanno conservato qualche margine di bilancio nonostante il caro-rata; l’accordo voluto da Tremonti riguarda chi sta peggio, offrendo una via d’uscita anche alle famiglie con l’acqua alla gola e, se per la sinistra significa ancora qualcosa, meno abbienti. Certamente non è la bacchetta magica, certamente la rinegoziazione significa un allungamento temporale del mutuo, ma non c’è dubbio che costituisce una boccata di ossigeno salutare per quanti, e sono tanti, si trovano ai limiti della disperazione. Che alla sinistra questo non vada bene, fa soltanto male alla sinistra. Gli italiani sanno giudicare.

sabato 28 giugno 2008

Sanità, codice rosso dei medici


Appello di tutte le sigle a Vendola: "A breve non potremo assistere i pazienti"


La sanità pugliese vicina al collasso. L'affondo contro il governo regionale arriva dai sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria. Quattordici sigle che, in una lettera aperta al presidente Nichi Vendola e all´assessore alla Salute, Alberto Tedesco, evidenziano un "codice rosso" per il sistema sanitario regionale. «È un allarme ingiustificato e ripetitivo, visto che il documento è dello stesso tono di un altro recapitato un mese fa, e comunque in questo arco di tempo sono stati fatti grossi passi in avanti», replica seccato il presidente della Regione. Lo scontro, però, rimane ed è destinato ad acuirsi con il passare dei giorni, alimentato anche delle opposizioni di centrodestra.


Secondo le organizzazioni sindacali dei dirigenti della sanità, «in un futuro molto prossimo, il sistema sanitario regionale non sarà in grado di far fronte ai bisogni di assistenza dei cittadini». Le responsabilità, a loro giudizio, vanno equamente ripartite fra governo centrale ed esecutivo regionale. Se i sindacati addebitano a Roma un disuguale riparto del fondo sanitario nazionale, che penalizza le Regioni meridionali, e l´incombente effetto del federalismo fiscale, alla giunta regionale rimproverano l´assenza di un serio e compiuto indirizzo programmatorio. A preoccupare è «la dispersione delle risorse, che non solo è concausa di fenomeni di malasanità, ma è anche offesa ai cittadini che sono chiamati a sostenere la fiscalità regionale».


Di qui la richiesta di eliminare una serie di criticità. I sindacati dei dirigenti ospedalieri elencano quelle che a loro giudizio sono più gravi: ritardo del varo del Piano regionale della salute e del connesso riordino ospedaliero e squilibrio dell´offerta assistenziale sul territorio. E ancora: mancata integrazione tra il servizio 118 e i dipartimenti di urgenza-emergenza. I sindacati attribuiscono al governo regionale anche «scelte politico-operative volte talora a soddisfare richieste campanilistiche, che poco si conciliano con l´interesse più generale», oltre che un accreditamento di strutture private, che avviene «al di fuori di una organica programmazione regionale e senza un adeguato controllo sulla qualità e sull´effettiva utilità delle prestazioni espresse». Per non parlare delle nuove Asl provinciali, a loro giudizio gestite male. Per questo i sindacati invocano «decisioni non contraddittorie, coraggiose e chiare, utili ad ottenere una sanità pubblica più attenta alla corretta e trasparente gestione delle risorse umane, tecnologiche e finanziarie».

Con le organizzazioni dei dirigenti ospedalieri si schiera il capogruppo di Forza Italia, Rocco Palese. «Hanno ragione da vendere i medici nel dire a Vendola che manca il coraggio delle scelte in campo sanitario, cosa peraltro che noi diciamo ormai da tre anni - accusa - Ma, purtroppo per la Puglia, siamo costretti ad aggiungere che mancano ormai da tempo anche il presidente Vendola e la sua maggioranza». Il governatore però contrattacca. «Non c´è nessun allarme rosso - dice - né mancanza di coraggio. C´è al contrario la consapevolezza di aver trovato di concerto con i soggetti coinvolti una strada maestra che ci porterà sicuramente a raggiungere l´obiettivo prefissato di una sanità più moderna, più efficiente e più vicina ai cittadini». Vendola rassicura i sindacati. «Il percorso di approvazione del Piano della salute è alle battute finali: l´approvazione in consiglio regionale è prevista entro la fine di luglio».
la Repubblica

ALFANO: Immunità alle alte cariche dello Stato per rispettare la volontà degli elettori

"Le alte cariche dello Stato devono poter svolgere serenamente il proprio lavoro cui sono stati demandati dagli elettori. I poteri dello Stato devono essere messi nelle condizioni di funzionare ciascuno secondo i compiti loro affidati dalla Costituzione". Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, illustrando in una conferenza stampa il “lodo” giudiziario per le quattro piu’ alte cariche dello Stato approvato dal Consiglio dei ministri.


Alfano ha presentato ai cronisti il disegno di legge composto da un unico articolo di otto commi, di cui l’ottavo relativo all’entrata in vigore. "Sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della carica o delle funzioni i processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, del presidente del Senato, del presidente della Camera e del presidente del Consiglio. La sospensione non impedisce al giudice l’assunzione delle prove non rinviabili; la prescrizione e’ sospesa; l’imputato vi puo’ rinunciare; la parte civile puo’ trasferire in parte civile la propria richiesta, con corsia preferenziale e termini ridotti della meta’".


Sulla questione della reiterabilita’ della norma c’e’ stato uno scambio di battute tra il Guardasigilli e una cronista durante la conferenza stampa. "Quando si parla di mandato e di non reiterabilita’ all’interno del mandato significa che se il presidente viene reincaricato continua a usufruire del lodo?" e’ stata la domanda. "Esattamente cosi’" ha risposto Alfano. "Non che se diventa capo dello Stato..." ha incalzato la cronista. "No - ha replicato il ministro -, le leggo il testuale della norma, comma 5: ’La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non e’ reiterabile salvo in caso di nuova nomina nella stessa legislatura, nella medesima funzione’.


Alfano ha quindi parlato della possibilita’ che il premier Berlusconi subisca una condanna nel processo Mills che lo vede imputato per corruzione in atti giudiziari: "Il presidente del Consiglio non ha l’obbligo giuridico di dimettersi in caso di condanna. Ha ribadito la propria innocenza piu’ volte. Ha, da cittadino, utilizzato la norma del codice che prevede la ricusabilita’ del giudice". Con l’approvazione del disegno di legge, ha osservato Alfano, "abbiamo fatto un lavoro serio di intervento in riferimento ai punti deboli del ’lodo Schifani’ (bocciato dalla Consulta quattro anni fa, ndr), quelli individuati come incostituzionali dalla Corte.


Crediamo inoltre di aver riaffermato i principi che invece erano stati valutati positivamente e non e’ detto che la Consulta debba pronunciarsi nuovamente sul provvedimento. Se nessuno eccepira’ la costituzionalita’ di questa legge la Corte non avra’ motivo di pronunciarsi e la legge dispieghera’ i suoi effetti senza passare nuovamente al vaglio della Corte".

Nel Consiglio dei Ministri, ha chiarito il ministro della Giustizia, non e’ stato affrontato il tema delle intercettazioni, in quel caso saranno ascoltate le posizioni espresse dalla Federazione nazionale della stampa. Infine un precisazione: "Non c’e’ nessuno nesso tra le norme del decreto sicurezza e il disegno di legge appena approvato dal Consiglio dei ministri". Quanto alla polemica tra politica e magistratura Alfano ha ribadito: "Non c’e’ una guerra con le toghe, noi non siamo in guerra con nessuno. Noi siamo dell’idea che la magistratura debba svolgere il proprio lavoro, siamo dell’idea che il governo chiamato a governare da 18 milioni di italiani debba svolgere il suo lavoro e che il potere legislativo debba fare le leggi.


Io credo che la soluzione per una fisiologica vita democratica e’ che ciascuno si attenga al proprio mestiere e ciascuno faccia fino in fondo il proprio dovere". Al Csm, Alfano ha fatto un appello: "Non puo’ essere il primo giudice della costituzionalita’ delle leggi. Gli eventi di questi giorni ci hanno amareggiato. Il Csm deve comunicare al ministro, non alle agenzie di stampa. Il principio di leale collaborazione tra il ministro della Giustizia e il Csm si fonda su una sobria comunicazione e su un rapporto istituzionale molto austero e severo che certamente non puo’ prevedere anticipazioni di bozze che non sono ancora state valutate dalle commissioni competenti del Csm, ne’ tantomeno dal plenum".

Più servizi per Marina di Chiatona

Due Comuni insieme guardano al litorale di Chiatona. Le due amministrazioni, infatti, continuano a sperimentare con successo la gestione associata di quella fetta di territorio. Dopo l’esperimento riuscito di attivare sul litorale il servizio di Polizia Municipale, quest’anno hanno pensato di avviare nuovi servizi per la comunità dei bagnanti e dei residenti. Il 118 e l’ufficio turistico troveranno posto tra le strutture di Chiatona. In Consiglio comunale a Palagiano, l’altra sera, è stata approvata la convenzione con la quale si avvia la gestione associata col vicino Comune di Massa¬fra per i due nuovi servizi. Entro novanta giorni verrà individuato il sito presso il quale prenderanno posto vigili urbani, medici e segretari dei due uffici turistici comunali. Intanto si attendono gli allacciamenti alla rete idrica, per i quali il sindaco Rocco Ressa promette: “Ci saranno entro la fine della stagione”. Tempi più lunghi invece per la fogna. Il depuratore è ancora da collaudare. Taranto Sera

venerdì 27 giugno 2008

I FATTI DEL BUONGOVERNO: Dal decreto fiscale, tagli, risparmi e benefici

passato all’esame del Senato. Uscito con i tagli portati dal decreto su Ici e straordinari, torna il finanziamento per il Fondo per il trasporto pubblico locale previsto dalla scorsa Finanziaria. La relazione tecnica rileva come il fondo sia ripristinato nelle quantità previste dalla Finanziaria: 113 milioni per il 2008, 130 per il 2009 e 110 per gli anni 2010 e 2011.

Trecento milioni in arrivo per le Fs, mentre Anas avrà la possibilità di accedere ad anticipazioni di cassa, da reintegrare entro fine anno, ma non per finanziare la spesa corrente. Anas potrà usare le anticipazioni per far fronte “alle obbligazioni già assunte per la realizzazione degli interventi previsti nel contratto di programma 2003-2005 e in accordi pregressi a valere su residui passivi degli anni 2002 e precedenti”’.
Risparmi per 19 milioni l’anno dalla ‘stretta’ sulle assenze per malattia e permessi retribuiti per i dipendenti della pubblica amministrazione: lo stima il governo nella relazione tecnica al decreto che insieme al Ddl compone la manovra. Il risparmio lordo ammonta a 38 milioni di euro l’anno, che si riducono “tenendo anche conto degli adempimenti a carico delle strutture sanitarie”. Per la ‘stretta’ vengono prese in considerazione le posizioni di circa 2 milioni di dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato esclusi quelli delle regioni, autonomie e sanità e come base di calcolo si considera una quota media giornaliera di 6,5 euro al lordo degli oneri riflessi. Infine, vengono prese in esame circa sei milioni di giornate di assenza per le quali non viene corrisposto il trattamento economico accessorio.

Arrivano 22,1 milioni l’anno dall’aumento dal 12,5 al 20% della tassazione sugli interessi corrisposti dalle società cooperative a persone fisiche. Lo spiega la relazione tecnica al decreto che contiene parte della manovra triennale del governo. Il gettito atteso passa, fin dal 2008, dai 36,8 milioni di euro a 59 milioni di euro. Il decreto, inoltre, eleva dal 30 al 55% la quota degli utili netti annuali destinati a “riserve indivisibili che concorrono alla formazione del reddito imponibile delle cooperative di consumo e loro consorzi”. A legislazione vigente, il gettito è di 24,8 milioni di euro. Con le norme del decreto, il gettito crescerebbe di 23,3 milioni di euro per arrivare a un totale di 48,1 milioni per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010.

La Robin Hood tax porterà nel 2008 200 milioni di euro da destinarsi al fondo di solidarietà per i meno abbienti, le cui risorse verranno redistribuite con la social card. Altri 60 milioni nel 2008 (sempre per la social card) verranno sempre dal decreto (a regime varrà circa 500 milioni). Nella relazione tecnica del provvedimento, si specifica che per i settori petroliferi e del gas si incrementa l’aliquota di produzione, con un gettito atteso di circa 300 milioni di cassa per il 2009, e si stabilisce che all’aliquota si estende la disciplina dei versamenti in acconto: dal novembre 2008 si anticiperà “il gettito dovuto per l’anno in corso versando nel mese di novembre il 100% del valore dell’aliquota di prodotto dovuto per l’anno precedente”. Dall’aliquota di produzione legata al prezzo del greggio arriveranno 300 milioni e dall’addizionale Ires di 5,5 punti sul settore energetico verranno 849 milioni l’anno in termini di competenza. I maggiori introiti 2008 saranno contabilizzati l’anno prossimo, insieme al quelli di competenza del 2009, portando una tantum l’introito per l’erario a 1.698 milioni.

In arrivo 110.000 accertamenti fiscali in più rispetto a quelli del biennio 2007-2008 e il governo prevede “maggiori entrate per cassa per il solo 2011 pari a 610 milioni di euro”. Lo si legge nella relazione tecnica che accompagna il decreto legge della manovra triennale. A questo si aggiunge il contrasto alle frodi Iva (210 milioni nel 2009, 220 nel 2010 nel 2010 e 440 nel 2011) e un piano straordinario di controlli finalizzati all’accertamento sintetico (170 milioni, 290 e 520 milioni nei tre anni). Del pacchetto antievasione fa parte anche il contrasto alle residenze fittizie all’estero. Il maggior gettito atteso è di 5 milioni nel 2009, 100 nel 2010 e 200 nel 2011.

Deducibilità degli interessi passivi limitata al 97% per il 2008 e al 96% a partire dal 2009, dall’attuale 100%. È quanto prevede la ‘stretta fiscale su banche e assicurazioni contenuta nel decreto sulla manovra. Per le assicurazioni di prevede anche che la variazione della riserva sinistri sul ramo danni, per la parte riferibile alla componente di lungo periodo, è deducibile nella misura del 30% dell’importo iscritto a bilancio (contro il 60% attuale). L’eccedenza è deducibile in quote costanti nei 18 esercizi successivi (anzichè 9). È considerato componente di lungo periodo il 75% (anzichè il 50%) della stessa riserva sinistri. Fisco più pesante anche sui fondi immobiliari. L’aliquota sui redditi da capitale derivanti da partecipazioni a fondi immobiliari sale dal 12,50% al 20%. Inoltre, per i fondi immobiliari ‘familiari’ si applica un’imposta patrimoniale dell’1% sull’ammontare del valore netto.