"I procedimenti sulla giustizia in discussione in Senato rispondono ad una esigenza assai significativa.”. Lo ha affermato il presidente dei deputati del PdL Fabrizio Cicchitto, che ha osservato: “In primo luogo di fronte alla lentezza di tutti i processi vanno accelerati quelli a maggiore pericolosita’ sociale. Non si puo’ contrastare questo provvedimento negando l’esistenza di questa esigenza, ne’ si deve scartare questa proposta per il fatto che tra migliaia di processi ce ne e’ uno che riguarda Berlusconi, perche’ allora cio’ vuol dire che ci troviamo di fronte ad una azione mirata contro una persona di fronte alla quale deve arrestarsi e bloccarsi ogni politica giudiziaria per consentire a questa ennesima operazione politica-giudiziaria di potersi comunque esplicare. Se la sinistra condividesse questa impostazione la vita politica italiana allora davvero diventerebbe normale. E’ invece inaccettabile il gioco tattico della sinistra che prima lascia che Di Pietro e un settore dei giudici si scaglino contro Berlusconi e poi eleva alte proteste perche’ la maggioranza reagisce".
martedì 17 giugno 2008
CICCHITTO: Gli emendamenti sulla giustizia servono per accelerare i tempi
lunedì 16 giugno 2008
FITTO: Il federalismo può essere un'opportunità per il sud
"Il federalismo per il Mezzogiorno può essere un’opportunità ma nella misura in cui il Sud è nelle condizioni di coglierla". Lo ha affermato il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, che ha commentato: "Abbiamo due strade: una è quella polemica contro Nord e Lega, rivendicando qualcosa in più. La seconda è quella di capire che insieme ai diritti ci sono i doveri. Sui doveri credo che nel Mezzogiorno si debba fare molta strada in termini di miglioramento della qualità della spesa pubblica.
Questa è la vera questione dell’avvio del federalismo. Il documento che i Presidenti delle Regioni hanno presentato al Governo giorni fa, lo abbiamo giudicato una buona base di partenza. Sulle riforme istituzionali abbiamo scelto la strada del confronto ampio con l’avvio, qualche giorno fa, di un tavolo nazionale con l’opposizione. Vorremmo farlo anche su federalismo fiscale e mi pare che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene".
ROBIN TAX: Chi colpisce e come
“Togliere qualcosa a chi ha più guadagnato dal boom del petrolio e delle intermediazioni bancarie, e darlo a chi ne è rimasto più colpito: famiglie a basso reddito, alle prese con il caro carburante e con il mutuo, pescatori, autotrasportatori”. Ecco perché Robin. Giulio Tremonti la spiega così la Robin Tax: termine preso pari pari da Robin Hood, l’eroe che prendeva ai ricchi per dare ai poveri.
Chi colpisce. Per non ricalcare i luoghi comuni della sinistra (“Anche i ricchi piangano”) e per non ripetere gli errori di un fisco basato esclusivamente sulla redistribuzione del reddito, quindi classista e politico, il ministro seleziona però i suoi obiettivi: non le aziende che competono sui mercati, non i ricchi indiscriminatamante, ma appunto petrolieri e banche. Chi cioè ha goduto di profitti in gran parte speculativi.
Perché li colpisce. Alla speculazione è dovuto gran parte del rialzo del greggio. Come documenta Il Sole 24 Ore, le riserve sono abbondanti, in grado di soddisfare la domanda almeno per quasi mezzo secolo. La fiammata dei prezzi è dovuta all’inefficienza della distribuzione, all’imboscamento delle scorte, appunto alla speculazione dei paesi produttori (soprattutto arabi visto che gli Usa ne subiscono le conseguenze) e dei colossi della raffinazione. “Il problema non sta sottoterra, ma nella politica” ammette Tony Hayward, numero uno della Bp. E se lo dice lui c’è da fidarsi.La politica insomma non vigila abbastanza su come si determinano questi rincari che mettono in ginocchio l’Europa. Anche perché ad alimentare la speculazione sul petrolio si sono gettate proprio le grandi banche mondiali: reduci l’anno scorso da rendite super (in Italia 15 per cento in media, contro il 3 degli altri settori industriali), ma che ora si stanno leccando le ferite dalla crisi dei mutui da loro stessa provocata.
Come li colpisce. Petrolieri e banchieri: ce n’è abbastanza per presentare loro qualche conto. “Si tratterà di un’imposta etica” dice Tremonti. “Non avrà effetti distorsivi sulla concorrenza, e soprattutto sarà una cosa giusta. Ed è per questo che la faremo”. Il prelievo probabilmente sarà una tantum, forse sotto norma di un’addizionale sull’Ires (l’imposta sulle società), sperimentale per quest’anno, e dovrebbe accompagnare la manovra finanziaria generale da presentare entro giugno. Ma se questi profitti innaturali si ripeteranno, la Robin Tax potrebbe fare il bis l’anno prossimo.
Chi ne beneficia. Nelle intenzioni del governo, oltre a ridistribuire il ricavato alle fasce deboli della popolazione, c’è anche l’effetto deterrente: come dire a petrolieri e banchieri “non esagerate”. Effetto che sta già dando buoni risultati nella manovra sui mutui: la ricetta Tremonti di riduzione, allungamento e trasformazione a tasso fisso delle rate ha già indotto alcune banche a proporre ai clienti una via alternativa, la diminuzione dello spread, cioè di quella parte degli interessi applicati dalle singole banche. Insomma, c’è la possibilità di scegliere.
Chi non la vuole. La sinistra ironizza sulla Robin Tax, l’Unione europea (chi l’avrebbe mai detto!) si riserva di valutare se la tassa “abbia impatti sugli investimenti”, l’agenzia di rating Fitch teme che si colpiscano eccessivamente i profitti. Insomma, tutti quelli che finora non sono stati in grado di contrastare né la speculazione alla pompa di benzina né quella allo sportello, adesso si stracciano le vesti. In compagnia di qualche amico del giaguaro: che magari a Robin Hood preferirebbero lo sceriffo di Nottingham. Tutti ottimi motivi per andare avanti.
LUPI: Preoccupa l'antiberlusconismo di ritorno di Veltroni
"Le affermazioni di Veltroni destano preoccupazione perche’ sembrano riproporre un vecchio modo di far politica caratteristico di una stagione che, francamente, speravamo di esserci lasciati alle spalle". Lo ha affermato Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera, che ha osservato: "Non vorremmo che il segretario del Pd, incapace di gestire il suo partito, ed in evidente imbarazzo, cercasse solo l’alibi per nascondere il proprio fallimento. Ma non si puo’ usare il dialogo tra le forze politiche come arma per ricattare la maggioranza e il governo. Il dialogo, infatti, non e’ mai un concetto astratto ma si fonda sui contenuti, si dimostra con i fatti. Ci sono provvedimenti in discussione in Parlamento, ed altri ne arriveranno: e’ opportuno pertanto che il Pd dica chiaramente se intende confrontarsi nel merito, mettendo in atto quell’opposizione costruttiva di cui si e’ tanto parlato, o se, al contrario, preferisce seguire la strada dell’antiberlusconismo militante che tanti danni ha prodotto al nostro Paese negli ultimi anni".
domenica 15 giugno 2008
"Salute, ma di qualità"
L’appello di sette sindaci del versante occidentale lanciato nel Consiglio comunale: «Gli ospedali di Castellaneta, Mottola e Massafra vanno difesi a ogni costo». Brizio: «Ci declassano». Fabbiano: «No, serve una sanità territoriale»
«Sulla Sanità ionica Asl e Regione in fuga»
sabato 14 giugno 2008
CONSIGLIO DEI MINISTRI: Via libera al disegno di legge sulle intercettazioni
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche che ha due punti di forza: arginare la diffusione incontrollata dei contenuti delle intercettazioni e ridimensionare gli oneri derivanti dalle operazioni di intercettazione. Il provvedimento tiene in considerazione il diritto alla riservatezza tutelato dall’articolo 15 della Costituzione e i principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la legge dello Stato deve garantire un’adeguata protezione della privacy, attraverso la definizione delle categorie di persone assoggettabili a intercettazioni e la natura dei reati; l’individuazione di un termine massimo per la durata delle intercettazioni e la tutela degli interlocutori che siano stati causalmente intercettati. Si riconosce altresi’ la responsabilita’ amministrativa della testata giornalistica intesa come soggetto giuridico. Altre novita’ consistono nell’introduzione del termine di durata massima delle intercettazioni, pari a tre mesi, e nella riduzione del numero dei reati. Le nuove limitazioni non si applicheranno, tuttavia, ai reati per mafia, terrorismo e altri reati di gravissimo allarme sociale.
Il disegno di legge prevede, infine, la pena della reclusione fino a cinque anni per chi utilizza o rivela le intercettazioni o altre notizie coperte da segreto, avendo conoscenza qualificata degli atti del procedimento penale, e l’aumento della pena per il giornalista che pubblica arbitrariamente, anche per riassunto, le intercettazioni di cui e’ vietata la pubblicazione: arresto da uno a tre anni e sanzione da 500 a 1.032 euro. Come e’ noto, in questo caso, non e’ possibile applicare alcuna misura cautelare, neppure interdittiva.
Inoltre su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e del Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo è stato approvato un decreto-legge che completa il quadro delle iniziative tese ad assicurare lo smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania ed il superamento dell’emergenza in atto. Viene previsto l’impiego delle Forze armate per la conduzione tecnica ed operativa degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti e sancito l’obbligo di completare il termovalorizzatore di Acerra; l’introduzione di una nuova disciplina tecnica relativa alla lavorazione dei rifiuti negli impianti di selezione e trattamento meccanico consente di evitarne il fermo, mentre la qualificazione delle modalita’ di impiego delle Forze armate, parificate ad agenti di pubblica sicurezza nel contesto d’emergenza, assicura la massima efficacia delle operazioni in condizioni di sicurezza.
venerdì 13 giugno 2008
La Russa convoca i sindacati
Il prossimo 8 luglio il ministro della Difesa incontrerà i rappresentanti sindacali dell’Arsenale di Taranto. Ieri mattina lo sciopero ed il corteo lungo le strade del centro
La vertenza Arsenale approda finalmente a Roma. Il prossimo otto luglio il ministro della Difesa, Ignazio La Russa incontrerà i sindacati confederali ed autonomi che ieri mattina hanno manifestato in città in difesa della storica struttura militare. La notizia è riecheggiata dai megafoni dei corteo che ha percorso le vie del centro cittadino, per concludersi sotto la sede del Comando militare Marittimo in corso Due Mari. A scendere in strada con i lavoratori diretti e dell’appalto, è stata l’intera città. Ad aprire il corteo, infatti, è stato il Gonfalone del Comune di Taranto, il simbolo della municipalità. Subito dietro, il primo cittadino Ippazio Stefàno ed il vicesindaco Alfredo Cervellera, arsenalotto di lunga carriera, recentemente approdato alla pensione. E c’erano anche il presidente della Provincia, Gianni Florido e l’assessore regionale al Lavoro Marco Barbieri. “La Regione Puglia – ha detto rispondendo alle polemiche dei giorni scorsi - nella vertenza Arsenale è presente da tempo. Personalmente ho partecipato all’iniziativa a Palazzo di città su convocazione del sindaco Stefàno ed ho seguito questa vicenda sin da quando era direttore dello stabilimento l’ammiraglio Gauzolino. Riaffermiamo la linea del governo regionale: piano industriale credibile, risorse per mettere in regola l’Arsenale, nessuna privatizzazione anzi difesa del ruolo pubblico del sistema industriale della Difesa”. Barbieri non si sbilancia sull’incontro con il ministro della Difesa. “Non sappiamo - dice - se sono state convocate le istituzioni locali, ma d’intesa con i sindacati, con il presidente Florido e con il sindaco Stefàno, chiederemo al ministro di essere presenti per riaffermare che l’intera regione è al fianco dei lavoratori dell’Arsenale”.
Si agita, braccia e incita i lavoratori, Mimmo Bellangino, Rsu di Marinarsen. Soddisfatto per la partecipazione di oltre un migliaio di lavoratori, guarda già agli impegni dei prossimi giorni. “Nell’incontro con La Russa - afferma – chiederemo due linee di intervento: una per l’immediato cioè per l’eliminazione delle prescrizioni su cui pare che anche il ministro abbia già predisposto l’intervento immediato del genio campale dell’aeronautica. Ma soprattutto chiederemo di conoscere qual è il piano industriale della Difesa in ordine all’Arsenale di Taranto per capire se c’è un’idea di privatizzazione che sicuramente contrasteremo”. Bellangino e con lui il versante sindacale, vogliono vederci chiaro. “La convocazione dell’incontro - aggiunge - è un fatto positivo, ma vogliamo capire la linea di questo Governo e pretenderemo che alla riunione ci siano Comune, Provincia e Regione.
Questo è il risultato delle battaglie condotte da tutte le organizzazioni sindacali, autonome e confederali”. E poi avverte: “Ovviamente questo è solo l’inizio di un percorso, di un confronto all’interno del quale vogliamo sapere quali sono le prospettive che il Governo assegna a questo stabilimento. Se il futuro è la privatizzazione continueremo la lotta insieme alle rappresentanze istituzionali”. In marcia insieme ai dipendenti diretti dell’Arsenale, c’erano anche i 400 dipendenti delle imprese dell’indotto, rappresentati dalle federazioni metal meccaniche di Fim, Fiom, Uilm. Forse sono stati i primi ad avvertire la crisi dell’Arsenale per effetto dell’inchiesta della magistratura che ha messo in luce carenze ed inadempienze in termini di sicurezza ed igiene dei luoghi di lavoro.
Un bubbone esploso in maniera improvvisa e che ha messo alle corde un sistema precario e con esso centinaio di famiglie. “Finalmente vediamo la città e le istituzioni compatte - dice Piero Berrettini della Fim Cisl – e auspichiamo che questa dimostrazione di unità non sia un’eccezione, ma la regola. Voglio ricordare che a novembre del 2005 i lavoratori metalmeccanici dell’Arsenale sono stati messi per strada. Si è trattato di una svolta perchè al di là delle giuste ragioni della magistratura, un intero sistema è andato in crisi per l’impossibilità di effettuare la manutenzione alle unità navali. Ora ci auguriamo che si possa trovare la chiave giusta per soddisfare le prescrizioni comminate dalla magistratura e ridare slancio all’attività dell’Arsenale”. Secondo il coordinatore generale Flp Difesa, Giancarlo Pittelli quella di ieri è stata una “manifestazione costruita sulla base di una piattaforma condivisa ed unitaria, e che ha evidenziato la grande maturità del sindacato locale in un momento certo difficile”. Pittelli ricorda le due buone notizie giunte ieri.
“Le attività infrastrutturali prioritarie per l’eliminazione delle ostative antinfortunistiche riscontrate dagli organi di controllo sono già state affidate alle risorse del Genio Campale dell’Aeronautica Militare che ha in corso la progettazione delle relative cantierizzazioni d’urgenza. La seconda, è la convocazione dei sindacati per l’8 luglio con il Ministro La Russa, un appuntamento che avremmo preferito in tempi più ravvicinati, ma che comunque è importante sia stato fissato. Due buone notizie che sono anche il frutto della mobilitazione dei lavoratori di Taranto, ma che non possono allo stato, in alcun modo, farci abbassare la guardia neanche di un centimetro: ben altre risposte e ben altri impegni ci aspettiamo dal Ministro, che riguardano Taranto ma più in generale le prospettive e il destino futuro degli Arsenali dellla Marina Militare, che vanno riordinati attraverso piani industriali sostenibili, ma mantenuti rigorosamente in ambito pubblico, senza le tentazioni o le suggestioni di tipo privatistico cui abbiamo assistito nel recente passato”.
Nel corteo anche il consigliere regionale Antonio Scalera secondo il quale “lo sciopero delle maestranze dell’Arsenale ha un grande significato per Taranto. In primo luogo perché non si può perdere un pezzo della storia cittadina che ancora oggi costituisce buona parte dell’economia ionica. Le istituzioni, i sindacati, i cittadini devono stringersi intorno all’Arsenale”.
Michele Tursi (Corriere del Giorno)
mercoledì 11 giugno 2008
Un "Tavolo" per lo sviluppo
Incontro fra il sindaco Tamburrano e la Confindustria locale rappresentata da Lenoci, per definire le priorità per il rilancio economico della città. Viabilità e nuovo Pip per cominciare
MASSAFRA – Un Comitato Tecnico Operativo Congiunto per esaminare alcune priorità funzionali al rilancio produttivo e allo sviluppo economico – occupazionale di Massafra. È il risultato del tavolo di confronto che in questi giorni ha messo ‘de visu’ il sindaco di Massafra e le aziende appartenenti alla delegazione massafrese di Confindustria.
Di fronte al primo cittadino Martino Tamburrano il delegato di zona Antonio Lenoci, che ha ricordato in apertura quelli che sono i contenuti del Protocollo di Intesa sottoscritto qualche tempo fa da Confindustria Taranto e Comune di Massafra. Il fine di quella sottoscrizione è il rilancio produttivo delle aziende locali oltre che la soluzione delle maggiori problematiche che ostacolano e frenano le attività aziendali. Tra i temi di cui si è discusso la viabilità della Strada Statale Appia e delle complanari Asi. Il sovrappasso di via Chiatona è stato solo un piccolo passo, anche se molto importante, per sistemare la viabilità di una zona spesso intasata. Per questo motivo tra i punti di discussione dell’incontro erano segnati anche quelli inerenti alla realizzazione di tre rondò di svincolo e di un terzo cavalcavia nella zona dell’ex macello, nelle adiacenze del birrificio.
Le soluzioni in merito dovrebbero garantire alle imprese una migliore viabilità e quindi una maggiore accessibilità alle proprie aziende. Non solo. Si è parlato anche di servizi primari, quali gas, Adsl, fogna bianca e nera. Importante sarebbe l’estensione di questi servizi fondamentali in tutta la zona terziaria e industriale. Obiettivi non facili, raggiungibili solo se la strada è percorsa a braccetto. Questo le parti lo hanno capito, e per questo Lenoci sottolinea la volontà, da parte degli imprenditori e di Confindustria, a stare al fianco dell’Amministrazione Comunale, prospettando un confronto serio e propositivo in un’ottica di fattiva collaborazione e di una costante presenza. “L’istituzione della nuova sede della delegazione confindustriale nella città di Massafra – evidenzia Lenoci – nasce proprio dall’esigenza di una costante verifica e di un preciso monitoraggio delle esigenze e delle problematiche delle industrie allocate sul Territorio, oltre che dalla volontà di concorrere, nel rispetto delle reciproche competenze istituzionali, a reperire le migliori soluzioni possibili ed ogni canale di finanziamento utilizzabile”. Ottimista la risposta del primo cittadino, che ha rassicurato gli imprenditori: “Ci sarà l’impegno e la collaborazione dell’Amministrazione Comunale al nuovo corso che si va ad instaurare, pur ricordando comunque che ogni progetto richiede i tempi tecnici necessari per essere concretamente realizzato”.
In quest’ottica il sindaco massafrese ha ricordato come da anni Massafra non sia inserita nei quadri dei finanziamenti: “Massafra non è mai stata inserita sia nel quadro dei finanziamenti del 2000/2006 che in alcun progetto Asi”. Esorta ad un movimento maggiormente attivo, dall’una e dall’altra parte, ricordando che non solo le istituzioni, ma anche le imprese, devono fare la loro parte: “Molte opportunità sono andate perse per inerzia comune, sia politica che imprenditoriale. L’Amministrazione, dal canto suo, è già impegnata in progetti che sono in cantiere e che riguardano una serie di sistemazioni per la viabilità”. Ha poi sottolineato alcuni degli impegni assunti dalla Giunta Tamburrano. Al primo posto indica il reperimento dei finanziamenti, utili ad avviare poi tutta una serie di opere importanti e funzionali proprio allo sviluppo socioeconomico della città. Tra questi si pensa all’uso dei fondi disponibili per l’Area Vasta. Tra i progetti l’ammodernamento della viabilità della Strada Statale Appia. Un progetto presente sia nel CdA del Consorzio Asi sia nel piano triennale Anas. Tra le mire comunali anche quello di concorrere in prima fila alla realizzazione del DistriPark. Si è parlato poi di riduzione del Pai, dell’utilizzo di altre misure disponibili attraverso l’ambito del Por.
Resta il problema del traffico che ogni giorno intasa il tratto di strada Appia che attraversa la città massafrese. La soluzione prospettata da Tamburrano sarebbe la chiusura della strada al traffico pesante, ma per questo bisognerà attendere le risultanze degli esami di un laboratorio mobile sulla quantità delle polveri sottili in quel tratto. Al termine l’incontro si è concretizzato con la decisione di creare un tavolo tecnico-operativo congiunto. La prima seduta a breve. L’obiettivo sarà quello di arrivare alla finalizzazione delle richieste sottolineate dagli industriali. Complanare Asi, terzo cavalcavia (per questo sarà chiesto un incontro con le Ferrovie Italiane), Pai, realizzazione dei rondò dopo un incontro con l’Anas. Inoltre si parlerà della nuova zona Pip e della creazione di una strada alternativa di collegamento tra via Chiatona, via Ciura e via Ferrara con collegamento e innesto sulla 106.
Graziano Fonsino (Corriere del Giorno)
martedì 10 giugno 2008
BERLUSCONI: Nei prossimi giorni Tremonti varerà un piano triennale che anticiperà la Finanziaria
"Nei prossimi giorni il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, varera’ un piano triennale che di fatto anticipera’ la legge Finanziaria tradizionale che e’ ormai superata". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che lo ha annunciato in un messaggio inviato alla cerimonia di apertura della Settimana della Finanza, organizzata da MF-Milano Finanza a Milano. Berlusconi ha spiegato che l’Unione europea ha esaminato e approvato le linee che "intendiamo seguire con il duplice intento di risanare la finanza pubblica e promuovere la crescita economica". Il premier ha sottolineato che il governo agira’ "seguendo i principi della ricetta liberale del benessere: ridurremo il peso del fisco sulle famiglie, sul lavoro e sulle imprese per stimolare la ripresa dei consumi e con essi un riavvio del circolo virtuoso dell’economia". Nel messaggio inviato al convegno, Berlusconi ha anche aggiunto che conta "su una maggioranza coesa, sul sostegno che ci viene espresso dalla trincea del lavoro, ma anche sull’informazione economica competente e responsabile".
lunedì 9 giugno 2008
Lettera aperta al sindaco di Taranto sulle tante morti per cancro
Caro Signor Sindaco di Taranto, torno adesso dal funerale di un amico morto di cancro. Io non so se Lei, se tra i miei concittadini esiste qualcuno che porta il conto dei funerali a cui ha presenziato, dei parenti o degli amici morti ammazzati non dalle cosche, non dalla Sacra Corona Unita o dalla Mafia o dalla Camorra, ma dall’inquinamento. Torno adesso ed ho ancora addosso l’odore forte del sudore di mille persone in questa giornata umida in cui sono stato calca e folla attorno a una bara. E non ho il coraggio di guardarmi allo specchio. Allora rivolgo a Lei la domanda che mi martella le tempie, e chissà che prima o poi non mi giunga risposta. Quanti ancora dovranno morire? Vittime di una guerra silenziosa, schierati come bestie da macellare: così giacciamo in attesa che tocchi a noi, che il Male prenda qualcuno che ci è vicino, per dare nuovamente vita al carosello di disperazione e lacrime cui siamo talmente abituati da liquidare con disprezzo, a tratti indifferenza l’inquietudine di chi, guardando dall’esterno, sgrana gli occhi chiedendosi come sia possibile lasciarsi ammazzare così. Come cani.
Trapassare da vita a ricordo di vita, smarrirsi rapidamente, sommersi dal fluire di una quotidianità fatta di SMS e “vasche” in centro, caffè italiani e boutique di serie B, con il Male che è dovunque, e la fonte del male che rimane lì, impunita.
Per poi tornare a morire a trent’anni anni, lasciando magari un marito o un figlio piccolo. Morire con una vita davanti, o dietro. Non importa. Una bara, bianca come quella che ho salutato oggi, che esce dalla chiesa. In tanti stendono le braccia per toccarla, poi portano le dita alla bocca, o si segnano con la croce nel dare un ultimo saluto al feretro.
Fuori, ad accompagnare la chiusura del portellone dell’auto su cui viene caricata, una colonna sonora straziata e straziante, le urla dei parenti. Quante volte le ho sentite. Ma quante altre volte ancora dovrò sentirle? Fino a quando ci lasceremo ammazzare così? Fino a quando faremo finta che è un problema che tocca solo gli altri? Smetteremo, un giorno, di soggiacere al ricatto del grande Inquinatore, che cista seppellendo tutti? Riusciremo a liberarci dalla fanghiglia burocratica che finisce per avviluppare qualunque Amministrazione si insedi a Palazzo di Città? O forse l’errore è che Palazzo di Città non guarda alle ciminiere. Forse il tramonto, dagli uffici di sindaco e assessori, è ancora quella meraviglia che lasciava ammaliato Tommaso Niccolò D’Aquino, tanto da scriverne le Delizie Trentine? Se è così, scendete in strada e girate l’angolo, guardate verso nord: poco oltre il ponte di pietra, con gli artigli che si stendono verso il cielo e che a guardare la città dal mare coprono in una cappa color ruggine l’aria che tutti respiriamo, c’è la morte.
dott. Daniele Massari dalle Lettere del Corriere del Giorno
CAPEZZONE: Veltroni sbaglia a cavalcare la polemica sulle intercettazioni
"Mi pare che in questo weekend Veltroni si sia cacciato in guai ancora piu’ gravi, cavalcando la polemica sulle intercettazioni e - di fatto - inseguendo Di Pietro. Errore doppio: intanto, perche’ cosi’ il Pd non conquista un credibile profilo ’maggioritario’, ma si colloca sulla linea minoritaria degli ultimi combattenti e reduci del giustizialismo; e in secondo luogo perche’, per quanto Veltroni possa gridare, Di Pietro urlera’ sempre piu’ di lui. Se il Pd pensa di competere con l’Idv sul terreno del giustizialismo, sbaglia drammaticamente. Basteranno i prossimi sondaggi a dimostrarlo". Lo ha dichiarato Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia: "Insomma, viene al pettine un nodo, e un grave errore commesso da Veltroni in campagna elettorale prima promise che sarebbe andato da solo, ma poi ha concesso a Di Pietro un pericoloso mix di alleanza e autonomia. Morale: Di Pietro ha conquistato una consistente forza parlamentare, e ora la usa per minacciare il Pd, puntando a dimostrare a un pezzo di opinione pubblica che il vero oppositore e’ lui, mica Veltroni. E ora Veltroni sembra ulteriormente cadere nella rete dell’ex Pm".
domenica 8 giugno 2008
CICCHITTO: Veltroni dice di voler cambiare sulle intercettazioni ma poi cambia le carte in tavola
"Veltroni, come la solito, cambia le carte in tavola": Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. "Dice di voler modificare la normativa sulle intercettazioni, ma in realta’ con la sua proposta tutto rimarrebbe inalterato e cio’ non e’ consentito perche’ in un passato anche recente c’e’ stato sia un abuso delle intercettazioni, sia una fuga di notizie, che sono serviti soltanto all’imbarbarimento della vita civile del nostro paese. Inoltre, ricordiamo che, a fronte di costi altissimi, abbiamo dovuto constatare, diversamente da quanto sostiene Veltroni, che in molti processi le intercettazioni non hanno portato ad alcun risultato. Dunque, per evitare diseconomie e tutelare la privacy dei cittadini, le intercettazioni vanno circoscritte all’investigazione sulla criminalita’ organizzata e sul terrorismo".
Appia Energy all'UE: "Sul termovalorizzatore procedure in regola"
MASSAFRA - In merito alla notizia riportata dagli organi di stampa dell’apertura di una procedura di infrazione comunitaria per l’impianto di proprietà di Appia Energy, sito a Massafra, la società in una nota intende «ribadire di aver seguito scrupolosamente le procedure dell’iter relativo alla concessione della Valutazione di Impatto Ambientale, avvenuta a luglio del 2007 e tuttora vigente».
Appia Energy ritenendosi «assolutamente serena circa il proprio operato, intende compiere ogni passo necessario per rispondere alle osservazioni provenienti dalla UE e per scongiurare una eventuale procedura di infrazione per il nostro paese». La società - conclude la nota - «ha sempre lavorato nello spirito di risolvere le controversie e per fare in modo che non ne sorgano di nuove».
Dal salotto al polo tessile: la crisi si sta allargando
Lospinuso: "Il Governo c'è". An-PdL: si al tavolo tecnico.
"L’incontro romano che Pasquale Natuzzi ha avuto con il presidente del gruppo senatoriale del Pdl Maurizio Gasparri prima e con il ministro Scajola poi è la dimostrazione più immediata dell’attenzione estrema che sulla crisi del mobile imbottito, che rischia di investire in termini drammatici vastissime aree del territorio e della popolazione pugliese, pongono i vertici politici e di governo della nuova maggioranza nazionale".
Lo ha dichiarato il consigliere regionale e presidente provinciale An di aranto Pietro Lospinuso riferendosi alla crisi che sta investendo gli stabilimenti tarantini. "La situazione, rispetto a quella di due anni fa quando fu lo stesso ministro Scajola a definire, d’intesa con le aziende, le Istituzioni locali e le parti sociali - un protocollo costruttivo che se attuato avrebbe in qualche misura contenuto la crisi, si è purtroppo pesantemente aggravata, anche per l’assenza di concrete iniziative dei Governi nazionale e regionale di sinistra, nonchè delle loro complessive politiche di sostanziale ostilità nei confronti del mondo delle imprese e della stessa cultura dello sviluppo - ha proseguito – basti pensare agli inasprimenti fiscali ed alle complicazioni normative, in chiave poliziesca, non soltanto di Visco, ma anche di Vendola. Analogo disastro si è delineato nel settore del tessile-abbigliamento, anch’esso sostanzialmente abbandonato a sè stesso dagli stessi soggetti che ne avevano a lungo strumentalizzato le prime sofferenze". Sullo stesso tema interviene il gruppo consiliare di An-Pdl, che ha presentato una interpellanza per chiedere al presidente della Provincia Gianni Florido di «farsi promotore dell’istituzione di un tavolo tecnico al fine di individuare le soluzioni necessarie a scongiurare gli ulteriori agli della forza lavoro degli stabilimenti del Gruppo Miroglio, della Natuzzi, e, pare anche della TBM».
Il gruppo di An-Pdl esprime «forte preoccupazione per il perdurare della crisi delle aziende e ritiene che in questo momento il miglior modo di manifestare la solidarietà ai lavoratori sia quello di promuovere un impegno istituzionale sinergico e concreto che coinvolga i massimi enti territoriali, ossia la Provincia, i Comuni di Ginosa, Laterza e Castellaneta, le parti sociali e i vertici aziendali». Il gruppo ritiene che «il tavolo tecnico possa costituire il punto di partenza per individuare le possibili soluzioni alternative tese a scongiurare il dramma della disoccupazione per altre centinaia di lavoratori».
Il gruppo di AN-PDL ritiene che «attraverso il tavolo tecnico le aziende beneficiarie di incentivi statali, debbano essere sollecitate a reinvestire parte degli utili sul territorio in cui si trovano gli stabilimenti, valutando la possibilità di investimento in settori tradizionali e strategici per l’economia locale, ad esempio turismo e agricoltura. Pur tenendo conto della crisi che affligge i settori industriali del mobile imbottito e del tessile-abbigliamento, il gruppo ritiene che le società imprenditoriali che hanno investito nel nostro territorio usufruendo di incentivi statali (e quindi di risorse derivanti anche dalle tasche dei contribuenti) non possano far ricadere sulla nostra comunità le conseguenze di politiche aziendali che sembrano la premessa di un progressivo disimpegno dal nostro territorio, per di più ricorrendo agli ammortizzatori sociali che costituiscono un ulteriore costo per la collettività». «Al fine di far valere le ragioni del territorio – conclude la nota - e di evitare ulteriori contraccolpi all’economia e al tessuto sociale della nostra provincia, riteniamo che il tavolo tecnico possa essere un importante momento di confronto».
Corriere del Giorno
sabato 7 giugno 2008
Berlusconi: stop a intercettazioni
A prossimo Cdm provvedimento per vietarle, con poche eccezioni
(ANSA) - ROMA, 7 GIU - 'Intendiamo introdurre il divieto assoluto di intercettazioni telefoniche', dice Berlusconi. Il premier annuncia per il prossimo Cdm un provvedimento che le vieta 'escluse quelle per criminalita' organizzata e terrorismo' e che 'saranno previsti 5 anni di carcere per chi le eseguira' e chi le propaghera'.Il Guardasigilli Alfano aggiunge che le intercettazioni incidono per il 33% sul bilancio della Giustizia: un 'eccesso a cui porre rimedio'.
Berlusconi: meno tasse se per tutti
Entro luglio via i rifiuti da Napoli, subito centrali nucleari
(ANSA) - SANTA MARGHERITA LIGURE, 7 GIU -'Per pagare tutti meno tasse bisogna che tutti le paghino e quindi continuare la lotta all'evasione', dice Berlusconi. E' uno dei messaggi al convegno dei giovani imprenditori:ci sono -ha detto- 100 miliardi in meno nelle casse dello Stato, causa evasione. Il premier ha parlato anche di rifiuti ed energia. 'Sono certo -ha detto- che entro luglio sbarazzeremo le strade di Napoli dai rifiuti'. Ha poi rimarcato l'urgenza di nuove centrali nucleari per fronteggiare l'emergenza.
ALFANO: Il reato di immigrazione clandestina non produce guasti nelle legislazioni in cui esiste
Il reato di immigrazione clandestina e’ "presente in numerose legislazioni occidentali e non ha prodotto guasti". Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, rispondendo alla presa di posizione dell’Anm sul reato di immigrazione clandestina: "Riteniamo che possa essere una misura di deterrenza forte che disincentivi l’ingresso di immigrati che vogliono essere clandestini” Per quanto riguarda l’impatto della norma, Alfano ha spiegato che il reato di immigrazione clandestina e’ stato inserito nel disegno di legge che sara’ valutato dal Parlamento, con iter ordinario. In quella sede, ha spiegato il ministro, verranno accolte le soluzioni "migliorative" che possano evitare "disfunzioni" per quanto riguarda l’impatto sulle carceri e "l’ingolfamento dei processi. Siamo certi che in Parlamento troveremo la soluzione piu’ equilibrata" che consenta "un effetto deterrente" e "una efficienza complessiva del sistema. Se noi avessimo avuto un risultato efficace sul versante delle espulsioni non avremmo avuto la necessita’ di assumere la decisione di introdurre questo reato".
venerdì 6 giugno 2008
BERLUSCONI: Ribadisco la linea della fermezza verso i clandestini e contro l'emergenza rifiuti
"Lo Stato, con il governo della sinistra, si e’ fatto indietro troppe volte quando doveva garantire la legalita’ sul territorio". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervistato da Maurizio Belpietro nella trasmissione ’Panorama del giorno’ in onda su Canale 5."Troppe volte abbiamo visto opere pubbliche fermate da minoranze organizzate che lo Stato non ha contrastato con fermezza, e questo ha rappresentato un pericoloso percorso verso l’anarchia. E anche l’emergenza rifiuti e’ figlia di questo atteggiamento, di questa destrutturazione dello Stato. Cioe’ - ha sottolineato Berlusconi - troppe volte, anzi sempre, quando le regioni, le province e i comuni assumevano, secondo il rito della democrazia, decisioni giuste per le discariche, per la costruzione di termovalorizzatori, queste decisioni sono state osteggiate da minoranze organizzate e sono rimaste sulla carta, e questo ha portato alla situazione incredibile di questi mesi, una situazione da definire, e per questo abbiamo preso dei provvedimenti molto chiari, provvedimenti severi, abbiamo affidato pieni poteri a Guido Bertolaso, che e’ una persona di grande capacita’ e chi intralcera’ le operazioni di smaltimento dei rifiuti sara’ perseguito come si deve fare nei confronti di chi commette un reato.
Sono tutti provvedimenti rispettosi della Costituzione, cosi’ come la competenza esclusiva della procura regionale per questo tipo di reati, e quindi l’emergenza non durera’ a tempo indeterminato. Noi utilizzeremo la forza dello Stato, cioe’ anche l’esercito, per garantire la possibilita’ di un uso continuativo delle discariche, e per garantire i territori su cui sorgeranno i termovalorizzatori. Questa emergenza deve finire entro l’estate e le soluzioni definitive si completeranno entro trenta mesi da oggi. Il termovalorizzatore di Acerra sara’ completato entro l’anno, altri termovalorizzatori saranno costruiti partendo da zero in modo che ogni provincia a regime risultera’ autonoma, e tra l’altro i comuni che non rispetteranno la tabella di marcia per quanto riguarda la raccolta differenziata, che e’ assolutamente importante, saranno commissariati.
Io credo che questo avverra’ tutte le volte che lo Stato dovra’ essere presente per tornare ad esser Stato avendo come primo dovere la difesa della legalita’ su tutto il suo territorio. Chi occupa un aeroporto commette una violenza inaccettabile nei confronti dei viaggiatori, nei confronti cittadini, nei confronti delle istituzioni, nei confronti dello Stato. Questo non sara’ piu’ permesso".
Silvio Berlusconi ha inoltre ribadito l’impegno del suo governo nell’affrontare e risolvere il problema dei clandestini nel nostro Paese:"La nostra linea e’ assolutamente quella della fermezza. Sul tema c’e’ stata una interpretazione malevola di alcuni giornali. Non c’e’ stato alcun passo indietro anzi il contrario. L’obbiettivo che abbiamo e’ chiaro, non avere alcuna tolleranza verso chi viola le nostre leggi, comprese le leggi in materia di immigrazione. L’istituzione di questo reato di immigrazione clandestina, che e’ certamente un messaggio efficace verso l’esterno per scoraggiare appunto chi vorrebbe entrare tropo facilmente in Italia come si e’ verificato con il precedente governo, deve pero’ funzionare anche dal punto di vista pratico, perche’ altrimenti rimane solamente sulla carta. Noi dobbiamo quindi mettere a punto il sistema piu’ efficace per tenere lontani dall’ Italia chi vuole venirci clandestinamente e espellere dall’Italia i clandestini che sono riusciti ad entrare. Questo e’ cio’ che interessa gli italiani devo dire che l’italia non e’ un paese razzista, non e’ un paese intollerante. Non abbiamo il bisogno di dimostrarlo a nessuno perche’ vediamo come e’ lo spirito di accoglienza sia forte in tutti gli italiani. D’altro canto i nostri cittadini hanno il diritto di non subire reati o violenze da parte chi viene qui non ha un lavoro e quindi per vivere deve commettere necessariamente dei reati.
Incontrandomi con molti colleghi, fra cui Zapatero e Sarkozy, ho potuto constatare che siamo esattamente in linea con loro e abbiamo mandato avanti insieme un progetto di politica europea comune per quanto riguarda l’immigrazione. Anche l’espulsione di clandestini per ottenere la quale si devono fare accordi con i paesi rivieraschi del mediterraneo dal quale sono provenuti i clandestini stessi, e quindi io ho gia’ dato il via a questo tipo di lavoro diplomatico che avevo gia’ personalmente seguito nei cinque anni di governo, avendo ottenuto allora una diminuzione dell’ingresso dei clandestini totale da parte dei Paesi come l’albania, sull’adriatico, e del 51 per cento sugli altri paesi del mediterraneo, quindi ripercorreremo la stessa via, molto pratica, con degli ottimi risultati".
Il premier è poi intervenuto sulla visita in Vaticano a Papa Benedetto XVI, che è l’occasione per fare il punto sui rapporti tra Stato e Chiesa: "Ci sono molte argomenti su cui parlare, devo premettere a qualunque approfondimento il mio ringraziamento e l’apprezzamento che il Papa ha voluto dare al nuovo clima che si e’ instaurato in Italia con l’avvento della nostra parte politica al governo. In effetti credo che una parte politica che rappresenta in Italia quello che e’ in Europa il partito dei popoli europei sia per il Vaticano una cosa molto apprezzabile. Noi siamo dalla parte della chiesa, crediamo nei valori della tradizione cristiana, nei valori irrinunciabili della vita, nel ruolo e nel valore della famiglia, nella difesa dei diritti umani, nel valore irrinunciabile della solidarieta’, della giustizia, della tolleranza. Crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi e’ piu’ debole, primi fra tutti malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati. Cioe’ siamo sullo stesso piano su cui opera la chiesa da sempre. Poi oltretutto riteniamo che la nostra visione del rapporto tra stato e chiesa e’ una visione rispettosa dei principi liberali che sono nella nostra costituzione.
Cioe’ noi riteniamo che tra Stato e Chiesa sia possibile ogni dialogo e su ogni argomento. Naturalmente la Chiesa e le sue organizzazioni sono libere di esprimere le loro valutazioni su tutto, lo stato laico dal canto suo ha tutto il diritto di seguire le proprie valutazioni nell’azione di governo e nella legiferazione. Quindi c’e’ questo atteggiamento profondo del mio governo che non puo’ compiacere il pontefice e la sua Chiesa"
Ragionando su un altro tema che sta a cuore al governo, la costruzione del Ponte di Messina, Silvio Berlusconi ha affermato: “Ho sentito dire che io avevo la volonta’ di liquidare la societa’ del Ponte sullo stretto. Non so dove sia venuta fuori questa storia ma e’ una invenzione assoluta perche’ e’ vero l’esatto contrario. Consentiremo la societa’ del ponte sullo stretto, che e’ opera a cui teniamo molto, nell’interesse dell’Italia e della Sicilia, un’opera che fa parte del corridoio europeo Berlino-Palermo, un’opera tra l’altro per la quale dovremmo recuperare in sede europea i soldi che erano gia’ a disposizione dopo che io avevo ottenuto, approfittando dei mesi in cui sono stato presidente del Consiglio europeo, il raddoppio del contributo europeo. Abbiamo gia’ fatto tutti i progetti, abbiamo gia’ fatto l’appalto e quindi avvieremo al piu’ presto l’inizio della costruzione".
giovedì 5 giugno 2008
Il Tar: "Valido l'accordo per l'Ilva"
La Regione: avanti con il cronoprogramma sulle emissioni
L'accordo è valido. Il Tar di Lecce ha respinto la richiesta di sospensiva dell´associazione "Taranto Futura" che ha impugnato il patto anti-inquinamento sull´area industriale di Taranto, firmato ad aprile da ministero dell´ambiente, Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comuni di Taranto e Statte e di tutte le grandi aziende operanti nel capoluogo jonico, Ilva inclusa. I giudici amministrativi salentini decideranno poi nel merito. Intanto negando la sospensiva, l´accordo di programma resiste al primo anche se non definitivo colpo. Alla Regione, che pure si è costituita in giudizio in difesa dell´accordo, tirano un sospiro di sollievo. Ma anche prima che in serata si sapesse del pronunciamento dei giudici, non ne faceva più nemmeno una questione di Tar. «È bene che si sappia e che lo sappia soprattutto l´Ilva: con o senza accordo, se non arriva il cronoprogramma sulla riduzione delle emissioni inquinanti, si possono scordare che la Regione possa dare il suo assenso all´autorizzazione integrata ambientale», aveva affermato l´assessore all´ecologia, Michele Losappio. Che a rilasciare l´Aia sia poi il ministero, per Losappio è un dettaglio: «Tutta la storia del rigassificatore di Brindisi, dimostra che la Regione può essere un cliente scomodo». Ma la lettera che gli è arrivata il 28 maggio, via fax, nel suo ufficio in via delle Magnolie nella zona industriale di Bari, è stata una doccia fredda: «È una sospensione unilaterale». Di fatto, è come se il colosso siderurugico che domina Taranto e la sua area industriale, si fosse sfilato dall´accordo che all´inizio di aprile, firmò insieme ad altre grandi aziende come la Cementir, l´Edison, l´Eni, l´Enipower, la Sanac. Se l´Ilva si sfila da quell´accordo, non è per quella via che a Taranto potranno sapere come e quando liberarsi della cappa di diossina che promana dai camini dell´ex Italsider, come periodicamente accerta l´Arpa, l´agenzia regionale per la protezione dell´ambiente.
L´Ilva ha provato a tranquillizzare in tutti i modi i suoi interlocutori istituzionali. La Regione Puglia, soprattutto, che è andata giù duro, dopo l´arrivo del fax. Il governatore Nichi Vendola ha scritto al patron Riva per dirgli che non c´è più tempo da perdere». «Occorre che l´Ilva non giochi su tavoli diversi», ha ammonito Vendola. E il sospetto di sponde ministeriali, dopo la staffetta tra Alfonso Pecoraro Scanio, che firmò l´accordo, e Stefania Prestigiacomo, è forte nell´entourage di Losappio. Il pretesto è dato dal decreto legge sull´emergenza rifiuti in Campania che tra l´altro «smantella - dice l´assessore pugliese - la Commissione Via», sulla valutazione d´impatto ambientale del ministero dell´ambiente. Secondo il decreto, il comitato passerà da 60 a 50 componenti che - dice Losappio - verranno nominate ex novo dal ministro Prestigiacomo entro 30 giorni». «Siamo di fronte - aggiunge - ad un caso di spudorato spoils system che merita qualche considerazione su come il nuovo governo interpreta la continuità istituzionale e riconosce il lavoro svolto». Cosa tutto questo possa riguardare il caso Ilva, è presto per dirlo.
Ma per Losappio, la comunicazione dell´Ilva rimane «inspiegabile». «In casi come questi, è già capitato che i passi formali siano preceduti da alcuni passaggi informali, ma questa volta nulla», osserva Losappio. L´Ilva, intanto, dopo aver ribadito che il fax aveva solo valore formale, insiste. Ha chiesto un incontro con la Regione per spiegare la sua posizione. L´incontro si farà: l´appuntamento tra i dirigenti dello stabilimento di Taranto e l´assessore pugliese, è in programma lunedì prossimo. Il responsabile dei rapporti istituzionali dell´Ilva, Girolamo Archinà, ha spiegato che quel fax è arrivato il giorno prima della scadenza prevista dall´accordo, entro la quale le aziende avrebbero dovuto presentare i rispettivi programmi di interventi per ridurre le proprie emissioni inquinanti e in cambio avere la certezza di ottenere l´Aia in 300 giorni.Ora le certezze che insegue quell´accordo, sono intatte. Le istituzioni sono certe di avere tutti insieme i piani di interventi delle aziende. E le aziende hanno la certezza di ottenere le rispettive autorizzazioni integrate ambientali in dieci mesi. Uno sforzo «titanico», non esitano a definirlo nell´assessorato Losappio. Anche in termini economici: ci sono 78 milioni di euro di parte pubblica per le bonifiche, molti più dei 56 previsti dalla vecchia intesa Regione-Ilva, poi decurtati perché il Comune di Taranto risultò inadempiente.
Tutto, per qualche ora, ieri, ha rischiato di saltare. Losappio ne ha anche per le associazioni che hanno promosso il ricorso. «Le intempestive quanto controproducenti iniziative di qualche comitato rischiavano di trasformarsi in uno splendido assist», commenta Losappio. Nel capoluogo tarantino ci sono altre associazioni ambientaliste che condividono le preoccupazioni della Regione. Come "Taranto Viva". «La Regione continui su questa linea - scrivono in una nota - per un dialogo costruttivo con Ilva che abbia scadenze precise, monitorabili e che preveda la presenza di un´adeguata ritorsione da parte di Regione ministero, in caso di inadempienze».
di Piero Ricci (La Repubblica)
